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Chi non si ricorda le storielle in voga ai tempi dei liceo, prima dell’avvento di Facebook, quando ci si ritrovava tra ragazze per sussurrarsi i segreti più intimi e commentare le novità del gruppo?

Tra una chiacchiera e un pettegolezzo alla fine spuntavano i discorsi più strani che riprendevano molte delle leggende metropolitane del momento.

Alcune sono inventate su due piedi per fare colpo e stupire gli altri, altre invece effettivamente derivano da fatti reali però distorti e ingigantiti per spaventare e fare notizia: tutte però hanno una morale nascosta, non sempre chiarissima.

Altre invece sono stupide e basta.

Gli adolescenti sono per loro natura creduloni e facilmente impressionabili e alcune delle leggende metropolitane più “credibili” (per così dire) possono far presa nella mente fino a diventare una vera ossessione e rovinare letteralmente la vita di chi ci crede.

Vediamone alcune…

 

1 La tavoletta del bagno pubblico

Se ti siedi sulla tavoletta di un bagno pubblico puoi rimanere incinta o prendere l’HIV. Quasi sicuramente la fautrice di questa simpatica (e falsa) storia è una madre ansiosa di proteggere la figlia da possibili infezioni e, naturalmente, dal contatto con qualsiasi superficie che sia stata toccata da estranei.

Alcune ragazze la prendono con ironia, altre invece (le più insicure e disinformate) entrano nella paranoia più totale, arrivando (come successe a un’amica mia) a non utilizzare i bagni dei cinema, dei centri commerciali e di luoghi pubblici per il terrore di rimanere incinte o contrarre qualche terribile infezione.

Nonostante il pensiero di rimanere incinte da una tavoletta sia semplicemente ridicolo e la probabilità di infettarsi sia minima (anche se non del tutto inesistente), questa leggenda metropolitana popola le scuole medie e i licei da anni e qualche vittima la fa sempre.

 

2 Il maniaco dell’autobus

Alcune storie narrano di un fantomatico maniaco (o serial killer, o entrambi) che si apposta sugli autobus armato di coltello e fissa le sue vittime aspettando che scendano a una fermata isolata o restino sole sul mezzo, per aggredirle e molestarle.

Ogni città ha la propria versione di questa storia: dove io ho frequentato il liceo, in particolare, si raccontava di questo uomo alto e biondo con le mani in tasca che sedeva sempre in fondo ai mezzi pubblici per adocchiare le sue vittime.

Naturalmente tutto ciò è ridicolo ma quando sei una ragazza sola su un autobus semivuoto al capolinea, tutto sembra molto più realistico: è per questo che tali storielle si nutrono di sé stesse, perché affondano sempre in situazioni potenzialmente reali che quindi vengono percepite con più ansia da chi le vive e crede a queste leggende.

Non che i maniaci non esistano, anzi, ma è stupido pensare che la sola esistenza di una leggenda metropolitana possa renderla reale a tutti gli effetti.

 

3 Il motociclista decapitato

Questa è la leggenda metropolitana più famosa tra i ragazzi che hanno appena acquistato il motorino e mira a spaventare gli animi più creduloni e più volubili.

C’è un motociclista che, dopo un incidente, viene portato vivo e cosciente al pronto soccorso.

Nel momento in cui i sanitari gli levano il casco, al motociclista si stacca la testa (che quindi era tenuta al suo posto dal casco stesso).

La prima volta che ho sentito questo racconto mi sono scompisciata dal ridere, ma alcuni amici miei, probabilmente un po’ ignoranti di medicina, ci avevano creduto e impressionati avevano riportato la notizia ad altri amici e così via, tanto che dopo qualche giorno tutta la scuola raccontava di questo episodio… che non era nemmeno reale ma, come tutte le leggende metropolitane, si era diffuso e arricchito di particolari macabri tanto da diventare vero nell’immaginario di chi lo raccontava.

La vera storia di questo motociclista, sempre che sia davvero esistito, si perde nella notte dei tempi e probabilmente ciò che gli è accaduto non ha niente a che fare con ciò che viene raccontato, ma tant’è.

Tutte le volte che un amico aveva un piccolo incidente in motorino, non faceva che venirmi in mente la scena del centauro decapitato, nonostante sapessi che fosse falsa.